Ubuntu MATE, semplice e professionale

Non pochi utenti si sono lamentati dell’interfaccia grafica di Ubuntu, ormai presente da un po’, con quella barra laterale un po’ scomoda e che spesso riduce le prestazioni. Io, essendo utente di Ubuntu dal lontano 2007, sentivo la nostalgia della vecchia interfaccia Gnome semplice e funzionale, allora ho deciso di sfruttare la soluzione messa a punto dagli sviluppatori stessi di Ubuntu in cui è presente la cara e vecchia interfaccia ma le funzionalità e le prestazioni del sistema operativo open source sono le stesse.

Ho deciso di provare Ubuntu MATE sul mio secondo computer portatile HP e sinceramente sono rimasto abbastanza soddisfatto di questa distro. L’installazione è stata semplice e veloce, un po’ come quella dell’Ubuntu standard ed appena installato ha ricercato gli aggiornamenti, oltre all’aver già identificato marca, modello, vita, morte e miracoli del mio computer portatile nel momento dell’installazione. Consiglio di provarlo per chi avesse un po’ di tempo da perdere o per chi avesse necessità di una distribuzione classica ma comunque aggiornata e soprattutto professionale, senza troppi fronzoli ma con temi accattivanti.

Ubuntu MATE
Ecco il Desktop di Ubuntu MATE, molto stile RedHat, quindi pulito e professionale, oltre che classico.
Centro di controllo
La schermata di Benvenuto di Ubuntu MATE, anche se in inglese ci fa capire che permette di accedere alla documentazione, al supporto e al contributo al progetto

Francesco Grecucci

Mmh…c’è tanto da dire, ma non ti annoierò! Ho questo blog dal 2016 e studio all’ultimo anno di Informatica alle superiori a Taranto, in Puglia. Mi piacciono molto i vecchi computer, la fotografia e la musica. Ho anche scritto un libro, ma quella è un’altra storia…

Francesco Grecucci

Francesco Grecucci

Mmh...c'è tanto da dire, ma non ti annoierò! Ho questo blog dal 2016 e studio all'ultimo anno di Informatica alle superiori a Taranto, in Puglia. Mi piacciono molto i vecchi computer, la fotografia e la musica. Ho anche scritto un libro, ma quella è un'altra storia...

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